Marco Vincenzi

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30 gennaio 2012

Vivian Maier

Filed under: fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 13:18

Vivian Maier (1926-2009) è stata una fotografa sconosciuta fino al 2007, quando un giovane agente immobiliare, John Maloof, acquistò durante un’asta una scatola con dei negativi di medio formato, che dopo una lunga ricerca risultarono esserle attribuibili. Peccato che la scoperta arrivò dopo la sua morte, avvenuta nell’aprile del 2009, all’età di 83 anni.

Self Portrait, 1956

La Maier è stata una fotografa di strada molto talentuosa: grande occhio per i dettagli, per la luce e la composizione, un tempismo impeccabile, una capacità instancabile di camminare e una visione attenta all’umanità che popola le città. Tra il 1950 e gli anni ’90 ha scattato oltre 100 mila fotografie in tutto il mondo, con una particolare attenzione alla Francia, al Canada, alle città di New York e Chicago. Sono queste ultime località e le immagini degli anni ’50 ad avermi particolarmente catturato, anche per la forte assonanza con il lavoro di Lisette Model, che amo molto.

Ma non solo ritratti, perché l’umanità delle persone può passare anche attraverso uno sguardo ravvicinato che esclude il volto

oppure allargando il campo e introducendo una poetica e una sensibilità espressiva di grande intensità come nelle immagini che seguono

In quegli anni lavorava come bambinaia e care-giver quindi fotografava solo nel tempo libero, ma dalle immagini che oggi possiamo vedere risulta evidente la grande curiosità che esprimeva da fotografa, anche rispetto a sé, tant’è che tra le migliaia di fotografie ritrovate molte hanno a che fare con l’autoritratto.

 

15 novembre 2010

Walker Evans

Filed under: storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 20:57

Una serie di interessanti fotografie scattate da W. Evans a Cuba, nel 1933

8 novembre 2010

Lewis Baltz

Filed under: cultura della fotografia,fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 12:20

Questa vecchia serie di fotografie, stampate ai sali d’argento in un piccolo formato (circa 14x22cm), dal titolo “The tract houses”, venne realizzata da Lewis Baltz nel 1971 ed esposta presso la Galleria newyorkese di Leo Castelli: 25 fotografie che mostrano il tratto delle case con un approccio tipicamente modernista.

Baltz è un fotografo americano nato nel 1945 a Newport, in California, che attualmente vive e lavora tra Parigi e Venezia. I suoi studi artistici prendono il via all’Istituto d’Arte e poi al Claremont Graduate School di San Francisco, tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni ’70, e, dopo molti anni di attività e insegnamento, dal 2004 si sviluppano attraverso l’attività di professore presso l’Università degli Studi di Venezia, alla Facoltà di Architettura.

Accanto a Bernd e Hilla Becher, Stephen Shore e Henry Wessel, Baltz è uno dei più eminenti rappresentanti del movimento “Nuova Topografia”, che rientra nel percorso intrapreso dalla fotografia concettuale intorno alla metà degli anni ’70.

Nel 1975, infatti, Lewis Baltz è tra coloro che presero parte alla mostra “New topografie” alla George Eastman House.

Le foto del Baltz documentano perlopiù gli effetti collaterali della civiltà industriale sul paesaggio: le aree urbane desolate, l’abbandono dei siti industriali, ecc.

E continuano a riflettere un interesse verso le trasformazioni industriali, la ricerca tecnologica e il loro rapporto con l’ambiente.

12 ottobre 2010

Lisette Model

Filed under: fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 16:08

Lisette Model è stata una fotografa che ha saputo cogliere le sembianze dell’umanità, intesa come genere unico di esseri vulnerabili e complessi. Tutti coloro che pensano di utilizzare la fotografia per indagare il genere umano non possono non averla come riferimento. Di lei si è detto che scattava fotografie con tutto il suo corpo, tant’è che la sua passione e il suo carisma hanno influenzato positivamente diverse generazioni di fotografi, tra cui Diane Arbus, Peter Hujar, Bruce Weber, Eva Rubinstein e Larry Fink.

Quest’ultimo disse di lei: “Lisette Model era tanto elegante quanta sconcia. Era capace di intrattenere gli angeli in cielo e sbirciare impudicamente sotto le loro vesti. Nel suo lavoro c’era qualcosa in agguato, un’essenza profondamente animata. Critica, ma anche fonte di vita: abbracciava la mortalità che ci attende tutti sin dalla nascita, sapendo che ogni impulso si atrofizza subito se non viene fissato in un’immagine. La fotografia era l’unico mezzo adatto a quella dinamica, e Lisette l’abbracciò in tutti i suoi gesti.” 

Dall’esame dell’intera sua opera risulta evidente che è stata un’artista che ha saputo osservare il mondo con uno sguardo attento e ironico, cogliendone il sentimento più profondo, seppur con un atteggiamento da semplice osservatrice.

 

Nata in Austria da una famiglia benestante di religione ebraica, si trasferisce a Parigi dove, a ventisei anni, si sposa con Evsa Model, un pittore ebreo russo residente a Montparnasse, insieme al quale, a causa della seconda guerra mondiale e del nazismo, si trasferisce negli Stati Uniti.

 I suoi primi esperimenti fotografici li realizza con la Rolleiflex della sorella, seguendo i consigli della sua amica e fotografa Elisabeth, moglie di Kertész, ma poi adotta un suo stile personale ed inizia così ad identificare i lati peculiari dell’universo umano.

 

L’ozio della società borghese francese viene messo in evidenza attraverso la serie Promenade des Anglais (pubblicate sul giornale newyorchese PM sotto il titolo Why France Fell), mentre il tema della miseria risulterà dal lavoro su Lower East Side a Manhattan. Fotografie prive di idealizzazione e sentimentalismi, a volte grottesche fino a sfiorare la caricatura. Una signora francese, con un vestito a pois chiaro e un cappello bianco, è seduta sulla Promenade des Anglais a Nizza con affianco il suo bulldog nero. Il cane guarda verso destra, la donna, con la stessa identica espressione sul volto, nella direzione opposta. La bagnante (The Bather) di Coney Island, enorme nel suo costume da bagno, riempie l’inquadratura con tutta la sua esuberanza. Le strade di New York sono riflesse nelle vetrine dei negozi in Reflections del 1938 mentre nella serie Running Legs del 1939, Lisette Model si abbassa al livello della strada per fissare il susseguirsi di gambe impegnate in una corsa frenetica nelle strade della città.

La sua fortuna coincide proprio con il trasferimento negli Stati Uniti, a New York, dove negli anni Quaranta le sue foto ottengono un grande successo e dove inizia l’importante collaborazione con la rivista Harper’s Bazaar e il suo direttore artistico, Alexey Brodovitch, per il quale realizzerà il servizio fotografico sulla spiaggia pubblica più frequentata di New York, Coney Island. A questo lavoro, uno dei più riusciti, appartiene forse la sua immagine più famosa in cui la vitalità, l’ironia, la gioia e la monumentalità sono racchiuse tutte nel corpo e nel viso di una donna, con i piedi piantati con eccezionale forza sulla sabbia lambita dalle acque dell’oceano.

 

Lisette Model è stata una donna dominata dall’amore per la fotografia; un amore che si è potuto esplicitare anche nell’insegnamento, un’attività che l’ha impegnata costantemente dal 1949 fino alla morte, avvenuta nel 1983. Docente appassionata, prima alla New School for Social Research di New York e poi in numerose altre università, ha avuto innumerevoli allievi che sono rimasti fortemente influenzati dal suo lavoro e dalla sua personalità.

9 gennaio 2010

harry callahan

Filed under: fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 17:40

ho scoperto solo recentemente queste fotografie di Harry Callahan,

che mi sembra abbiano una forte assonanza con ‘io sono persona’:

una serie di mie fotografie realizzata nei primi anni ’90, di cui alcune

immagini sono visibili su questo sito alla voce ‘photography’.

queste fotografie sono state scattate a Chicago nel 1950 e mi sembra che tematizzino

l’idea della ‘persona’ attraverso l’immagine ravvicinata di signore ben curate

che - si intuisce - stanno camminando per strada.

l’inquadratura molto stretta sulla figura del volto, ma in orizzontale,

esalta la soggettività dell’individuo pur mantenendo sullo sfondo

l’idea del rapporto esistente tra questo e il contesto in cui si trova: la città.

l’analisi di questo rapporto è anche ciò che guidò la realizzazione di ‘io sono persona’,

anche se, nelle mie fotografie la presenza del contesto è visibile direttamente.

Harry Callagan nacque a Detroit, in Michigan, nel 1912 e morì ad Atlanta nel 1999.

iniziò a fotografare con una Rolleicord 120 nel 1938, da autodidatta, legando

in modo profondamente personale la fotografia alla propria vita.

ha fotografato sua moglie Eleonora per quindici anni ovunque,

a casa, per le strade della città, nel paesaggio, da sola o con la loro figlia Barbara,

in bianco e nero e a colori, nuda e vestita, in lontananza e ravvicinata,

oltre a fotografare le strade, le scene e gli edifici della città dove visse.

mostrando sempre un forte senso della forma

e grande capacità nell’uso delle luci e delle ombre

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