Marco Vincenzi

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6 dicembre 2010

Evan Baden

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 18:05

C’è chi, in fotografia, continua a riflettere sulla condizione giovanile e rileva come la tecnologia  abbia varcato anche le porte dell’intimità adolescenziale.

Evan Baden è tra questi.

Con la serie ”Technically intimate” egli riproduce immagini che è possibile trovare su Internet, dove ragazze giovanissime si ritraggono nella loro intimità, ostentando una forzata sessualità nelle pose in contrapposizione all’adolescenza appesa sulle pareti della loro cameretta.

Evan Baden è nato in Arabia Saudita nel 1985.

Ha frequentato il College of Visual Arts di S. Paul, in Minnesota, dove vive e lavora.

Nel 2007, si è laureato con un BFA in fotografia.

www.evanbaden.com

8 novembre 2010

Lewis Baltz

Filed under: cultura della fotografia,fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 12:20

Questa vecchia serie di fotografie, stampate ai sali d’argento in un piccolo formato (circa 14x22cm), dal titolo “The tract houses”, venne realizzata da Lewis Baltz nel 1971 ed esposta presso la Galleria newyorkese di Leo Castelli: 25 fotografie che mostrano il tratto delle case con un approccio tipicamente modernista.

Baltz è un fotografo americano nato nel 1945 a Newport, in California, che attualmente vive e lavora tra Parigi e Venezia. I suoi studi artistici prendono il via all’Istituto d’Arte e poi al Claremont Graduate School di San Francisco, tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni ’70, e, dopo molti anni di attività e insegnamento, dal 2004 si sviluppano attraverso l’attività di professore presso l’Università degli Studi di Venezia, alla Facoltà di Architettura.

Accanto a Bernd e Hilla Becher, Stephen Shore e Henry Wessel, Baltz è uno dei più eminenti rappresentanti del movimento “Nuova Topografia”, che rientra nel percorso intrapreso dalla fotografia concettuale intorno alla metà degli anni ’70.

Nel 1975, infatti, Lewis Baltz è tra coloro che presero parte alla mostra “New topografie” alla George Eastman House.

Le foto del Baltz documentano perlopiù gli effetti collaterali della civiltà industriale sul paesaggio: le aree urbane desolate, l’abbandono dei siti industriali, ecc.

E continuano a riflettere un interesse verso le trasformazioni industriali, la ricerca tecnologica e il loro rapporto con l’ambiente.

5 novembre 2010

Jocelyn Lee

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 14:24

Jocelyn Lee nasce in Italia, a Napoli, ma vive e lavora negli Stati Uniti dove ha conseguito la laurea in filosofia e arti visive presso la Yale University e la specializzazione in fotografia allo Hunter College.

Ho pensato di parlarne perché trovo che sia una fotografa molto curata e delicata nello sguardo, attenta alle piccole-grandi cose di cui è fatta l’umanità delle persone.

Le sue fotografie di ritratto rispondono ad una grande curiosità personale nei confronti della gente e sembrano interrogarsi sul significato e sul senso stesso del mondo.

Jocelyn pone sempre un’attenzione particolare verso le vulnerabilità umane e, con il ritratto soprattutto, cerca di evidenziare le cose che, quando siamo soli, o nei momenti di inattività e di riflessione, vengono alla nostra mente: l’idea d’invecchiare, la malattia, il sesso, il decadimento del corpo e gli stati di transizione, la ricerca dell’identità.

Ricerca la bellezza fisica (e psicologica) in cose che vengono spesso trascurate, come il corpo nudo di una donna di mezz’età che trovandosi sola in una stanza d’albergo, spera di poter trascorrere qualche momento d’intimità con un partner

oppure la qualità della luce che illumina la pelle di una persona seduta sul proprio letto, prima di affrontare una nuova giornata.

Momenti semplici e privati, che spesso sfuggono ai nostri ragionamenti sulla vita.

In altre fotografie, cerca di esplorare la sensualità straordinaria del nostro mondo materiale. Un vero omaggio alla natura delle cose.

Queste immagini di bambini, invece, descrivono i momenti che ostacolano l’innocenza e la semplicità, che sono le aspettative convenzionalmente riconosciute dell’infanzia. Si tratta di immagini che pongono l’attenzione sul gioco dei bambini e sul significato simbolico che esso esprime.

La coscienza non del tutto sviluppata dei bambini è un terreno fertile per esplorare una vasta gamma di impulsi umani: dal desiderio di amare, agli imperativi più oscuri del controllo o della rabbia.

Queste ultime fotografie di madri giovani sono datate a partire dal 1990.

Il suo interesse è quello di esplorare come queste ragazze negozino, attraverso l’adolescenza, il loro modo di sviluppare un’identità nella regolazione della responsabilità materna.

Gravidanza e maternità, soprattutto in età giovanile, sono piene di contraddizioni: c’è un ottimismo bambinesco nell’affrontare le responsabilità degli adulti; c’è grande amore; c’è rabbia sfrenata e un silenzioso assenso.

www.jocelynlee,com

26 ottobre 2010

Doug Biggert

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 15:09

Sono quasi 500 le foto di hitchhikers che Doug Biggert ha raccolto on the road, soprattutto nel nord della California, dai primi anni ’70 ad oggi.

Alcuni personaggi sono più interessanti di altri, naturalmente, ma anche quelli meno interessanti offrono la possibilità di godere di buone fotografie.

Biggert viene considerato un fotografo dilettante ma questo temine non è corretto. Sfogliando il suo libro “Hitch-hikers”, pubblicato da Husson nel 2007, risulta evidente la sua conoscenza della fotografia e della sua storia, compresi i grandi interpreti europei, Eugène Atget e Henri Cartier-Bresson, e gli americani Robert Frank e Stephen Shore, che hanno lavorato sulla strada prima di lui.  

Per anni, Doug Biggert ha depositato e conservato le sue fotografie in una scatola, in casa, e ha dovuto attendere il curatore parigino Xavier Carcelle, per la loro scoperta, la pubblicazione del suo libro e la realizzazione di diverse mostre in Francia e in Belgio, quindi è approdato negli States.

12 ottobre 2010

Lisette Model

Filed under: fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 16:08

Lisette Model è stata una fotografa che ha saputo cogliere le sembianze dell’umanità, intesa come genere unico di esseri vulnerabili e complessi. Tutti coloro che pensano di utilizzare la fotografia per indagare il genere umano non possono non averla come riferimento. Di lei si è detto che scattava fotografie con tutto il suo corpo, tant’è che la sua passione e il suo carisma hanno influenzato positivamente diverse generazioni di fotografi, tra cui Diane Arbus, Peter Hujar, Bruce Weber, Eva Rubinstein e Larry Fink.

Quest’ultimo disse di lei: “Lisette Model era tanto elegante quanta sconcia. Era capace di intrattenere gli angeli in cielo e sbirciare impudicamente sotto le loro vesti. Nel suo lavoro c’era qualcosa in agguato, un’essenza profondamente animata. Critica, ma anche fonte di vita: abbracciava la mortalità che ci attende tutti sin dalla nascita, sapendo che ogni impulso si atrofizza subito se non viene fissato in un’immagine. La fotografia era l’unico mezzo adatto a quella dinamica, e Lisette l’abbracciò in tutti i suoi gesti.” 

Dall’esame dell’intera sua opera risulta evidente che è stata un’artista che ha saputo osservare il mondo con uno sguardo attento e ironico, cogliendone il sentimento più profondo, seppur con un atteggiamento da semplice osservatrice.

 

Nata in Austria da una famiglia benestante di religione ebraica, si trasferisce a Parigi dove, a ventisei anni, si sposa con Evsa Model, un pittore ebreo russo residente a Montparnasse, insieme al quale, a causa della seconda guerra mondiale e del nazismo, si trasferisce negli Stati Uniti.

 I suoi primi esperimenti fotografici li realizza con la Rolleiflex della sorella, seguendo i consigli della sua amica e fotografa Elisabeth, moglie di Kertész, ma poi adotta un suo stile personale ed inizia così ad identificare i lati peculiari dell’universo umano.

 

L’ozio della società borghese francese viene messo in evidenza attraverso la serie Promenade des Anglais (pubblicate sul giornale newyorchese PM sotto il titolo Why France Fell), mentre il tema della miseria risulterà dal lavoro su Lower East Side a Manhattan. Fotografie prive di idealizzazione e sentimentalismi, a volte grottesche fino a sfiorare la caricatura. Una signora francese, con un vestito a pois chiaro e un cappello bianco, è seduta sulla Promenade des Anglais a Nizza con affianco il suo bulldog nero. Il cane guarda verso destra, la donna, con la stessa identica espressione sul volto, nella direzione opposta. La bagnante (The Bather) di Coney Island, enorme nel suo costume da bagno, riempie l’inquadratura con tutta la sua esuberanza. Le strade di New York sono riflesse nelle vetrine dei negozi in Reflections del 1938 mentre nella serie Running Legs del 1939, Lisette Model si abbassa al livello della strada per fissare il susseguirsi di gambe impegnate in una corsa frenetica nelle strade della città.

La sua fortuna coincide proprio con il trasferimento negli Stati Uniti, a New York, dove negli anni Quaranta le sue foto ottengono un grande successo e dove inizia l’importante collaborazione con la rivista Harper’s Bazaar e il suo direttore artistico, Alexey Brodovitch, per il quale realizzerà il servizio fotografico sulla spiaggia pubblica più frequentata di New York, Coney Island. A questo lavoro, uno dei più riusciti, appartiene forse la sua immagine più famosa in cui la vitalità, l’ironia, la gioia e la monumentalità sono racchiuse tutte nel corpo e nel viso di una donna, con i piedi piantati con eccezionale forza sulla sabbia lambita dalle acque dell’oceano.

 

Lisette Model è stata una donna dominata dall’amore per la fotografia; un amore che si è potuto esplicitare anche nell’insegnamento, un’attività che l’ha impegnata costantemente dal 1949 fino alla morte, avvenuta nel 1983. Docente appassionata, prima alla New School for Social Research di New York e poi in numerose altre università, ha avuto innumerevoli allievi che sono rimasti fortemente influenzati dal suo lavoro e dalla sua personalità.

8 ottobre 2010

Gregoire Pujade-Lauraine

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 12:07

Gregoire Pujade-Lauraine è nato nel 1981 in Francia, a Parigi, dove vive e lavora.

Queste 10 fotografie sono tratte dalla serie “Sojourn”.

www.gregoirepujadelauraine.com

25 settembre 2010

Aaron McElroy

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 08:38

Aaron McElroy è un artista americano nato nel 1978, che vive e lavora a New York City.

Queste prime immagini sono tratte dalla serie “Doll-Drums”

Nel suo lavoro esiste sempre una linea sottile che separa l’idea di una realtà “documentata” dal senso di irrealtà.

E’ come se, con un minimo spostamento, McElroy ribaltasse lo sguardo e la visione, senza dichiararlo esplicitamente.

Queste altre immagini, sono scene casuali che costituiscono la serie denominata ”Traces”, dove continua ad essere evidente la sua idea della realtà, che diventa lo strumento attraverso cui puntualizzare l’esistenza di una dimensione altra, lontana, ma che al tempo stesso ne è anche l’essenza.

http://aaron-mcelroy.com

21 settembre 2010

Anaïs Boudot

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 15:44

Anaïs Boudot, fotografa nata in Francia nel 1984, vive e lavora tra Arles, Metz e Parigi.

Queste immagini sono tratte dal libro “Mask” realizzato nel 2009 dove l’autrice mette insieme autoritratti in maschera e paesaggi nevosi di Helsinki. Fotografie attraverso cui intende aprire una riflessione sulla distanza esistente tra mondo e individuo.

http://anais.boudot.free.fr

13 settembre 2010

Paul Kranzler

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 16:16

Paul Kranzler è un fotografo nato in Austria nel 1979. Diplomato alla University for Arts & Industrial Design Linz ha lavorato a Londra dal 2003 al 2007, a Los Angeles dal 2008 al 2009 ed ora a New York (2010), ma la sua base resta in Austria.        

Viene conosciuto per delle fotografie realizzate nelle campagne dell’alta Austria ai giovani di quei luoghi, che mette “in posa”, poi (tra il 2007 e il 2008) ne fotografa altri in Inghilterra e negli USA dove, a suo parere, vivono gruppi di giovani molto simili a quelli austriaci.

Continuando con l’idea della posa e fotografando ogni giovane in uno spazio appropriato a se stesso, pone l’attenzione sulle “nuove generazioni” che ritiene essere “gli eredi della terra” quindi persone degne della massima attenzione.

Tra i suoi libri, LAND OF MILK AND HONEY è il frutto del lavoro fotografico realizzato entrando nella vita di Toni e Aloisio, due alcolisti che stanno invecchiando e spendono le loro ore di veglia bevendo e guardando la TV.

I due hanno creato un ambiente dove le cose vengono mantenute a distanza delle loro braccia, per risparmiare sugli spostamenti. Il risultato che si viene a creare è una linea ben visibile tra spazzatura e spazio vitale, dove dormire e mangiare. Ad un certo punto però, Toni crolla e viene ricoverato in ospedale. La stanza verrà ripulita e svuotata mentre Toni si ritroverà a vivere quella che sembra essere una sana esistenza in una casa d’accoglienza.

Sono prevalentemente fotografie bianco e nero, scattate in 35 mm, con una scala di grigi gessati che soddisfa l’immagine dello squallore e di claustrofobia propria dell’ambiente. Quando la luce del sole scompare, la scelta di Kranzler si orienta verso l’uso del flash in modo da non lasciare i dettagli nell’ombra. Occasionalmente, Kranzler usa anche il colore, che è decisamente più veritiero, a testimonianza dell’onestà di questo libro. “Terra di latte e miele” è stato pubblicato nel 2005 da Fotohof edizione, in collaborazione con Lentos Museo di Arte Moderna della città di Linz.

Paul Kranzler / Humboldtstrasse 15 - 4020 Linz - Austria / +43.650.4010005 / www.paulkranzler.com

6 settembre 2010

Alexey Titarenko

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 10:28

Come trasporre visivamente le suggestive atmosfere, tipiche del malumore del mondo, che Dostoyevsky aveva ben raccontato nelle sue storie e Shostakovic rappresentato in musica?

 Alexey Titarenko, nato a San Pietroburgo nel 1962, ci riesce con alcune serie fotografiche frutto di una ricerca e un’attività creativa che si realizza perlopiù nella sua San Pietroburgo, ma che non ha legami con la propaganda ufficiale sovietica di quegl’anni e che trova la possibilità di un confronto pubblico soltanto con la perestrojka, nel 1989, quando verrà esposta al Ligovka 99, uno spazio di fotografi indipendenti.

Titarenko inizia a fotografare nei primi anni ’70, nel 1978 entra a far parte del club fotografico Leningrado e nel 1983 si diploma presso il Dipartimento di Cinematografia e Fotografia dell’Istituto di Cultura di Leningrado.  Il suo lavoro ha già ottenuto numerosi riconoscimenti e premi da istituzioni come il Musée de l’Elysee di Losanna e il Soros Center for Contemporary Art di San Pietroburgo. Ha partecipato a molti festival internazionali, biennali e progetti ed è stato esposto in più di 30 mostre personali, tra Europa e Stati Uniti.

Le principali serie prodotte dipingono un quadro amaro della Russia (vista attraverso la lente di San Pietroburgo), dove le persone vivono in un mondo fatto di speranze ad esigibilità differita e dove il tempo sembra essersi fermato. Di questo suo lavoro sono anche state pubblicate due monografie: “City of Shadows: Alexey Titarenko” a cura di Irina Tchmyreva (2001) e “Alexey Titarenko, fotografie” a cura di Gabriel Bauret (2003).

Le sue fotografie nascono da lunghe esposizioni e da un approccio documentaristico con il quale l’autore va alla ricerca della città, che spesso ritrae invasa da una massa di persone in movimento. Un documento del momento di cambiamento che la Russia ha attraversato in quegl’anni, dove la gente è ancora massa, perlopiù sfocata, come tante anime impalpabili e veloci che circondano ed attraversano chi le osserva. Questa sua poetica si materializza attraverso un uso complesso quanto sapiente di varie tecniche fotografiche. Le sue stampe fotografiche presentano un’ampia scala di toni grigi che in certi casi egli sfuma in sottili campiture centrali finemente trattate con un viraggio parziale; il formato spesso è quadrato, ottenuto con una reflex 6×6, ma l’attenzione principale viene rivolta dall’autore sul tempo di posa.

Alexey Titarenko è rappresentato esclusivamente da Nailya Alexander Gallery / 41 East 57th street, 10022, New York, NY, USA / Telefono: + 1. 212. 315. 2211

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