Marco Vincenzi

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23 dicembre 2010

Dashiel ‘Dash’ Snow

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 12:36

Si avvicina il Natale così ho pensato di proporvi un autore che avesse a che fare con ‘la neve’: Dashiel ’Dash’ Snow (27 luglio 1981 – 13 luglio 2009).

 

La sua arte era giovane, ribelle, veloce e in questo lavoro fotografico (Polaroids) si trova in linea con la forma artistica di fotografi come Nan Goldin, Larry Clark, Ryan McGinley e Richard Billingham, che spesso raffigurano scene di sesso, assunzione di droga, violenza con disarmante franchezza e onestà, offrendo la possibilità di conoscere lo stile di vita decadente associato ai giovani artisti di New York City e dei loro ambienti sociali.

 
 
 
 
 
 
 
 

8 novembre 2010

Lewis Baltz

Filed under: cultura della fotografia,fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 12:20

Questa vecchia serie di fotografie, stampate ai sali d’argento in un piccolo formato (circa 14x22cm), dal titolo “The tract houses”, venne realizzata da Lewis Baltz nel 1971 ed esposta presso la Galleria newyorkese di Leo Castelli: 25 fotografie che mostrano il tratto delle case con un approccio tipicamente modernista.

Baltz è un fotografo americano nato nel 1945 a Newport, in California, che attualmente vive e lavora tra Parigi e Venezia. I suoi studi artistici prendono il via all’Istituto d’Arte e poi al Claremont Graduate School di San Francisco, tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni ’70, e, dopo molti anni di attività e insegnamento, dal 2004 si sviluppano attraverso l’attività di professore presso l’Università degli Studi di Venezia, alla Facoltà di Architettura.

Accanto a Bernd e Hilla Becher, Stephen Shore e Henry Wessel, Baltz è uno dei più eminenti rappresentanti del movimento “Nuova Topografia”, che rientra nel percorso intrapreso dalla fotografia concettuale intorno alla metà degli anni ’70.

Nel 1975, infatti, Lewis Baltz è tra coloro che presero parte alla mostra “New topografie” alla George Eastman House.

Le foto del Baltz documentano perlopiù gli effetti collaterali della civiltà industriale sul paesaggio: le aree urbane desolate, l’abbandono dei siti industriali, ecc.

E continuano a riflettere un interesse verso le trasformazioni industriali, la ricerca tecnologica e il loro rapporto con l’ambiente.

26 ottobre 2010

Doug Biggert

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 15:09

Sono quasi 500 le foto di hitchhikers che Doug Biggert ha raccolto on the road, soprattutto nel nord della California, dai primi anni ’70 ad oggi.

Alcuni personaggi sono più interessanti di altri, naturalmente, ma anche quelli meno interessanti offrono la possibilità di godere di buone fotografie.

Biggert viene considerato un fotografo dilettante ma questo temine non è corretto. Sfogliando il suo libro “Hitch-hikers”, pubblicato da Husson nel 2007, risulta evidente la sua conoscenza della fotografia e della sua storia, compresi i grandi interpreti europei, Eugène Atget e Henri Cartier-Bresson, e gli americani Robert Frank e Stephen Shore, che hanno lavorato sulla strada prima di lui.  

Per anni, Doug Biggert ha depositato e conservato le sue fotografie in una scatola, in casa, e ha dovuto attendere il curatore parigino Xavier Carcelle, per la loro scoperta, la pubblicazione del suo libro e la realizzazione di diverse mostre in Francia e in Belgio, quindi è approdato negli States.

6 settembre 2010

Alexey Titarenko

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 10:28

Come trasporre visivamente le suggestive atmosfere, tipiche del malumore del mondo, che Dostoyevsky aveva ben raccontato nelle sue storie e Shostakovic rappresentato in musica?

 Alexey Titarenko, nato a San Pietroburgo nel 1962, ci riesce con alcune serie fotografiche frutto di una ricerca e un’attività creativa che si realizza perlopiù nella sua San Pietroburgo, ma che non ha legami con la propaganda ufficiale sovietica di quegl’anni e che trova la possibilità di un confronto pubblico soltanto con la perestrojka, nel 1989, quando verrà esposta al Ligovka 99, uno spazio di fotografi indipendenti.

Titarenko inizia a fotografare nei primi anni ’70, nel 1978 entra a far parte del club fotografico Leningrado e nel 1983 si diploma presso il Dipartimento di Cinematografia e Fotografia dell’Istituto di Cultura di Leningrado.  Il suo lavoro ha già ottenuto numerosi riconoscimenti e premi da istituzioni come il Musée de l’Elysee di Losanna e il Soros Center for Contemporary Art di San Pietroburgo. Ha partecipato a molti festival internazionali, biennali e progetti ed è stato esposto in più di 30 mostre personali, tra Europa e Stati Uniti.

Le principali serie prodotte dipingono un quadro amaro della Russia (vista attraverso la lente di San Pietroburgo), dove le persone vivono in un mondo fatto di speranze ad esigibilità differita e dove il tempo sembra essersi fermato. Di questo suo lavoro sono anche state pubblicate due monografie: “City of Shadows: Alexey Titarenko” a cura di Irina Tchmyreva (2001) e “Alexey Titarenko, fotografie” a cura di Gabriel Bauret (2003).

Le sue fotografie nascono da lunghe esposizioni e da un approccio documentaristico con il quale l’autore va alla ricerca della città, che spesso ritrae invasa da una massa di persone in movimento. Un documento del momento di cambiamento che la Russia ha attraversato in quegl’anni, dove la gente è ancora massa, perlopiù sfocata, come tante anime impalpabili e veloci che circondano ed attraversano chi le osserva. Questa sua poetica si materializza attraverso un uso complesso quanto sapiente di varie tecniche fotografiche. Le sue stampe fotografiche presentano un’ampia scala di toni grigi che in certi casi egli sfuma in sottili campiture centrali finemente trattate con un viraggio parziale; il formato spesso è quadrato, ottenuto con una reflex 6×6, ma l’attenzione principale viene rivolta dall’autore sul tempo di posa.

Alexey Titarenko è rappresentato esclusivamente da Nailya Alexander Gallery / 41 East 57th street, 10022, New York, NY, USA / Telefono: + 1. 212. 315. 2211

28 agosto 2010

John Gossage

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 13:15

John Gossage è un fotografo americano che sorprende e confonde le convenzionali aspettative dell’osservatore con le sue scelte estetiche e di progettazione. Ultimo esempio di questo suo modo di fare è il libro ‘Here’ recentemente pubblicato dal Rochester Art Center, un libro di 80 pagine del formato di 22.5 x 12.5 pollici, stampato su carta da giornale e messo in vendita negli USA al prezzo di $ 49.95

Commissionato a fotografare la città e i suoi dintorni, Gossage ha prodotto un altro sguardo scuro e poetico sul paesaggio americano. La natura comunale della commissione ha indotto Gossage ad inserire dei ritratti (presenza rara nei suoi lavori) che arricchiscono la sua esplorazione ermetica e soggettiva del paesaggio.

Nella mostra, realizzata presso il centro d’arte Rochester, è presente anche una serie di fotografie non incluse nel libro e una collezione di cartoline di Rochester che creano un’intrigante tensione con l’esplorazione soggettiva realizzata da Gossage.

 © John Gossage
 © John Gossage

Come nei suoi progetti precedenti, Gossage evidenzia gli elementi apparentemente insignificanti e trascurati del nostro ambiente. Al di là dell’indubbia qualità formale delle sue fotografie, senza la necessità di mostrare direttamente gli individui, Gossage riesce a far emergere una forte componente emozionale ed umana. Nelle sue fotografie, egli rivela sempre con ambiguità ed indeterminatezza le informazioni sul luogo, per consentire allo spettatore di deciderne autonomamente il significato. La sottigliezza di questo approccio è in netto contrasto con altre immagini di Rochester, come quelle delle cartoline, che mirano a dichiarare apertamente l’importanza di tutto ciò che viene presentato. 

 © John Gossage

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