Come trasporre visivamente le suggestive atmosfere, tipiche del malumore del mondo, che Dostoyevsky aveva ben raccontato nelle sue storie e Shostakovic rappresentato in musica?

Alexey Titarenko, nato a San Pietroburgo nel 1962, ci riesce con alcune serie fotografiche frutto di una ricerca e un’attività creativa che si realizza perlopiù nella sua San Pietroburgo, ma che non ha legami con la propaganda ufficiale sovietica di quegl’anni e che trova la possibilità di un confronto pubblico soltanto con la perestrojka, nel 1989, quando verrà esposta al Ligovka 99, uno spazio di fotografi indipendenti.

Titarenko inizia a fotografare nei primi anni ’70, nel 1978 entra a far parte del club fotografico Leningrado e nel 1983 si diploma presso il Dipartimento di Cinematografia e Fotografia dell’Istituto di Cultura di Leningrado. Il suo lavoro ha già ottenuto numerosi riconoscimenti e premi da istituzioni come il Musée de l’Elysee di Losanna e il Soros Center for Contemporary Art di San Pietroburgo. Ha partecipato a molti festival internazionali, biennali e progetti ed è stato esposto in più di 30 mostre personali, tra Europa e Stati Uniti.


Le principali serie prodotte dipingono un quadro amaro della Russia (vista attraverso la lente di San Pietroburgo), dove le persone vivono in un mondo fatto di speranze ad esigibilità differita e dove il tempo sembra essersi fermato. Di questo suo lavoro sono anche state pubblicate due monografie: “City of Shadows: Alexey Titarenko” a cura di Irina Tchmyreva (2001) e “Alexey Titarenko, fotografie” a cura di Gabriel Bauret (2003).


Le sue fotografie nascono da lunghe esposizioni e da un approccio documentaristico con il quale l’autore va alla ricerca della città, che spesso ritrae invasa da una massa di persone in movimento. Un documento del momento di cambiamento che la Russia ha attraversato in quegl’anni, dove la gente è ancora massa, perlopiù sfocata, come tante anime impalpabili e veloci che circondano ed attraversano chi le osserva. Questa sua poetica si materializza attraverso un uso complesso quanto sapiente di varie tecniche fotografiche. Le sue stampe fotografiche presentano un’ampia scala di toni grigi che in certi casi egli sfuma in sottili campiture centrali finemente trattate con un viraggio parziale; il formato spesso è quadrato, ottenuto con una reflex 6×6, ma l’attenzione principale viene rivolta dall’autore sul tempo di posa.


Alexey Titarenko è rappresentato esclusivamente da Nailya Alexander Gallery / 41 East 57th street, 10022, New York, NY, USA / Telefono: + 1. 212. 315. 2211