Marco Vincenzi

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21 settembre 2010

Anaïs Boudot

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 15:44

Anaïs Boudot, fotografa nata in Francia nel 1984, vive e lavora tra Arles, Metz e Parigi.

Queste immagini sono tratte dal libro “Mask” realizzato nel 2009 dove l’autrice mette insieme autoritratti in maschera e paesaggi nevosi di Helsinki. Fotografie attraverso cui intende aprire una riflessione sulla distanza esistente tra mondo e individuo.

http://anais.boudot.free.fr

18 settembre 2010

Fotografia? No, pittura.

Filed under: arte — Marco Vincenzi @ 12:31

Anne Karin Furunes, artista norvegese.

13 settembre 2010

Paul Kranzler

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 16:16

Paul Kranzler è un fotografo nato in Austria nel 1979. Diplomato alla University for Arts & Industrial Design Linz ha lavorato a Londra dal 2003 al 2007, a Los Angeles dal 2008 al 2009 ed ora a New York (2010), ma la sua base resta in Austria.        

Viene conosciuto per delle fotografie realizzate nelle campagne dell’alta Austria ai giovani di quei luoghi, che mette “in posa”, poi (tra il 2007 e il 2008) ne fotografa altri in Inghilterra e negli USA dove, a suo parere, vivono gruppi di giovani molto simili a quelli austriaci.

Continuando con l’idea della posa e fotografando ogni giovane in uno spazio appropriato a se stesso, pone l’attenzione sulle “nuove generazioni” che ritiene essere “gli eredi della terra” quindi persone degne della massima attenzione.

Tra i suoi libri, LAND OF MILK AND HONEY è il frutto del lavoro fotografico realizzato entrando nella vita di Toni e Aloisio, due alcolisti che stanno invecchiando e spendono le loro ore di veglia bevendo e guardando la TV.

I due hanno creato un ambiente dove le cose vengono mantenute a distanza delle loro braccia, per risparmiare sugli spostamenti. Il risultato che si viene a creare è una linea ben visibile tra spazzatura e spazio vitale, dove dormire e mangiare. Ad un certo punto però, Toni crolla e viene ricoverato in ospedale. La stanza verrà ripulita e svuotata mentre Toni si ritroverà a vivere quella che sembra essere una sana esistenza in una casa d’accoglienza.

Sono prevalentemente fotografie bianco e nero, scattate in 35 mm, con una scala di grigi gessati che soddisfa l’immagine dello squallore e di claustrofobia propria dell’ambiente. Quando la luce del sole scompare, la scelta di Kranzler si orienta verso l’uso del flash in modo da non lasciare i dettagli nell’ombra. Occasionalmente, Kranzler usa anche il colore, che è decisamente più veritiero, a testimonianza dell’onestà di questo libro. “Terra di latte e miele” è stato pubblicato nel 2005 da Fotohof edizione, in collaborazione con Lentos Museo di Arte Moderna della città di Linz.

Paul Kranzler / Humboldtstrasse 15 - 4020 Linz - Austria / +43.650.4010005 / www.paulkranzler.com

6 settembre 2010

Alexey Titarenko

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 10:28

Come trasporre visivamente le suggestive atmosfere, tipiche del malumore del mondo, che Dostoyevsky aveva ben raccontato nelle sue storie e Shostakovic rappresentato in musica?

 Alexey Titarenko, nato a San Pietroburgo nel 1962, ci riesce con alcune serie fotografiche frutto di una ricerca e un’attività creativa che si realizza perlopiù nella sua San Pietroburgo, ma che non ha legami con la propaganda ufficiale sovietica di quegl’anni e che trova la possibilità di un confronto pubblico soltanto con la perestrojka, nel 1989, quando verrà esposta al Ligovka 99, uno spazio di fotografi indipendenti.

Titarenko inizia a fotografare nei primi anni ’70, nel 1978 entra a far parte del club fotografico Leningrado e nel 1983 si diploma presso il Dipartimento di Cinematografia e Fotografia dell’Istituto di Cultura di Leningrado.  Il suo lavoro ha già ottenuto numerosi riconoscimenti e premi da istituzioni come il Musée de l’Elysee di Losanna e il Soros Center for Contemporary Art di San Pietroburgo. Ha partecipato a molti festival internazionali, biennali e progetti ed è stato esposto in più di 30 mostre personali, tra Europa e Stati Uniti.

Le principali serie prodotte dipingono un quadro amaro della Russia (vista attraverso la lente di San Pietroburgo), dove le persone vivono in un mondo fatto di speranze ad esigibilità differita e dove il tempo sembra essersi fermato. Di questo suo lavoro sono anche state pubblicate due monografie: “City of Shadows: Alexey Titarenko” a cura di Irina Tchmyreva (2001) e “Alexey Titarenko, fotografie” a cura di Gabriel Bauret (2003).

Le sue fotografie nascono da lunghe esposizioni e da un approccio documentaristico con il quale l’autore va alla ricerca della città, che spesso ritrae invasa da una massa di persone in movimento. Un documento del momento di cambiamento che la Russia ha attraversato in quegl’anni, dove la gente è ancora massa, perlopiù sfocata, come tante anime impalpabili e veloci che circondano ed attraversano chi le osserva. Questa sua poetica si materializza attraverso un uso complesso quanto sapiente di varie tecniche fotografiche. Le sue stampe fotografiche presentano un’ampia scala di toni grigi che in certi casi egli sfuma in sottili campiture centrali finemente trattate con un viraggio parziale; il formato spesso è quadrato, ottenuto con una reflex 6×6, ma l’attenzione principale viene rivolta dall’autore sul tempo di posa.

Alexey Titarenko è rappresentato esclusivamente da Nailya Alexander Gallery / 41 East 57th street, 10022, New York, NY, USA / Telefono: + 1. 212. 315. 2211

28 agosto 2010

John Gossage

Filed under: cultura della fotografia,fotografia — Marco Vincenzi @ 13:15

John Gossage è un fotografo americano che sorprende e confonde le convenzionali aspettative dell’osservatore con le sue scelte estetiche e di progettazione. Ultimo esempio di questo suo modo di fare è il libro ‘Here’ recentemente pubblicato dal Rochester Art Center, un libro di 80 pagine del formato di 22.5 x 12.5 pollici, stampato su carta da giornale e messo in vendita negli USA al prezzo di $ 49.95

Commissionato a fotografare la città e i suoi dintorni, Gossage ha prodotto un altro sguardo scuro e poetico sul paesaggio americano. La natura comunale della commissione ha indotto Gossage ad inserire dei ritratti (presenza rara nei suoi lavori) che arricchiscono la sua esplorazione ermetica e soggettiva del paesaggio.

Nella mostra, realizzata presso il centro d’arte Rochester, è presente anche una serie di fotografie non incluse nel libro e una collezione di cartoline di Rochester che creano un’intrigante tensione con l’esplorazione soggettiva realizzata da Gossage.

 © John Gossage
 © John Gossage

Come nei suoi progetti precedenti, Gossage evidenzia gli elementi apparentemente insignificanti e trascurati del nostro ambiente. Al di là dell’indubbia qualità formale delle sue fotografie, senza la necessità di mostrare direttamente gli individui, Gossage riesce a far emergere una forte componente emozionale ed umana. Nelle sue fotografie, egli rivela sempre con ambiguità ed indeterminatezza le informazioni sul luogo, per consentire allo spettatore di deciderne autonomamente il significato. La sottigliezza di questo approccio è in netto contrasto con altre immagini di Rochester, come quelle delle cartoline, che mirano a dichiarare apertamente l’importanza di tutto ciò che viene presentato. 

 © John Gossage

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11 agosto 2010

Tamara Lichtenstein

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 20:34

Una giovane fotografa americana conosciuta tramite FB

www.tamaralichtenstein.com

26 luglio 2010

Jacob Aue Sobol

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 15:02

Un fotografo che ho scoperto recentemente, di cui mi piace il modo in cui ritrae la gente. 

   

   

   

E’ nato in Danimarca nel 1976 ed è cresciuto a Brondby Strand, nei sobborghi a sud di Copenhagen.  
Trovo che il suo stile sia incisivo e mi ricorda quello di Anders Petersen e di Daido Moriyami.

www.auesobol.dk

24 luglio 2010

Si, anche questo appartiene al mio fare.

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 08:25

Torno in rete dopo tre mesi di silenzio e torno presentando alcume mie vecchie immagini, degli autoritratti, collage polaroid.

11 aprile 2010

bevis fusha

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 16:38

Bevis Fusha è un fotografo nato nel 1976 in una famiglia di fotografi e vive a Tirana in Albania . E’ laureato in filosofia-sociologia presso l’Università di Tirana ed è membro dell’agenzia fotografica Anzenberger di Vienna e di Metrocollective di Washington, USA.

In modo particolare, del suo lavoro mi hanno colpito due raccolte di ritratti, dove lo sguardo del fotografo non è rivolto alla specificità individuale del soggetto ma alla sua condizione sociale e culturale.

Il primo è intitolato Presumed Guildy ed è stato realizzato a New York nel 2005. Sono ritratti di persone, scattati per strada, che mostrano l’ansia e la sfiducia nei confronti dell’Altro, a suo dire, tipica degli americani di oggi. Bevis considera questa una delle conseguenze dell’11 settembre: un evento tragico e traumatico che ha cambiato il profondo sentimento di orgoglio che gli americani avevano verso il sistema di sicurezza e di giustizia statunitense, per cui ”le persone sono innocenti fino a quando non si dimostra la loro colpevolezza“. Oggi sono tutte persone tese e sospettose nei confronti dell’Altro, come se ne presumessero una generica forma di colpevolezza (fino a prova contraria).

Il secondo lavoro, intitolato Blinded by Fame, è una riflessione che il fotografo realizza visivamente sulla bellezza femminile, a suo dire, massificata e banalizzata dai media e dal consumismo. Secondo Bevis, i concorsi di bellezza hanno trasformato la bellezza femminile in un prodotto che viene consumato globalmente, al di là delle differenze culturali dei diversi paesi; concorsi che annullano anche le specificità estetiche delle singole persone. Il desiderio di rappresentare l’immagine della donna più bella, secondo Bevis, ha creato attraverso i media un ‘manifesto’ della bellezza femminile, che viene strumentalmente utilizzato nel mercato mondiale della moda e nella pubblicità. Queste fotografie, che Bevis ha realizzato a donne titolari della corona di ‘Miss’ nei loro paesi, sono pose con gli occhi chiusi, per esaltare l’idea e la visione di questa forma massificata di bellezza, che annulla l’identità culturale e la loro specifica bellezza.

www.bevisfusha.com

12 marzo 2010

shen wei

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 17:32

Durante l’ultima edizione di ‘Savignano Immagine’ ho potuto visitare una mostra dove erano esposte alcune immagini di Shen Wei, un fotografo cinese nato nel 1977 e cresciuto a Shanghai. Si trattava di ‘Global Photography – looking at/looking for’ una mostra di fotografi emergenti curata da Massimo Sordi e Stefania Rossl, che verrà esposta nuovamente in Italia, dal 19 marzo al 24 aprile 2010, presso il Centro culturale Candiani di Mestre – Venezia, in p.tta Olivotti, 2.

Sono stato colpito dalla capacità dell’autore di tradurre in immagine fotografica la forza della presenza del corpo delle persone e di saper porre l’attenzione sul significato che assume la fisicità rispetto all’intimità di ogni individuo ritratto.  

Ho sin da subito subito il fascino di queste fotografie ma ho voluto mettere del tempo tra questa forte emozione e l’analisi che mi accingo a proporvi, per essere sicuro di non aver subito un condizionamento legato alla situazione contingente.

Sono tornato a visionare le fotografie Shen Wei sul web, sul suo sito internet, dove sono presenti due lavori, uno dedicato al ritratto dal titolo ‘Almost Naked’ e uno dedicato al sentimento cinese.

Il primo dei due lavori, di cui vi mostro alcune immagini, intende indagare la natura umana, la forma dei sentimenti e delle emozioni che passano attraverso il corpo, il desiderio e l’istinto che si connota attraverso la sua identità e che, a mio parere, si distingue dal ‘nudo’ convenzionalmente rappresentato in fotografia.

Queste immagini, infatti, mostrano in modo netto il valore della distinzione tra ‘corpo’ e ‘nudo’; una distinzione che dal lato ‘corpo’ pone la garanzia dell’identità della persona nella sua unicità fisico-emozionale e dall’altro la genericità del ‘nudo’, una esteriorità assoggettata ad un contingente valore estetico ed emozionale.

Shen Wei vive e lavora come fotografo a New York City.

www.shenphoto.com

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