Jocelyn Lee nasce in Italia, a Napoli, ma vive e lavora negli Stati Uniti dove ha conseguito la laurea in filosofia e arti visive presso la Yale University e la specializzazione in fotografia allo Hunter College.
Ho pensato di parlarne perché trovo che sia una fotografa molto curata e delicata nello sguardo, attenta alle piccole-grandi cose di cui è fatta l’umanità delle persone.

Le sue fotografie di ritratto rispondono ad una grande curiosità personale nei confronti della gente e sembrano interrogarsi sul significato e sul senso stesso del mondo.

Jocelyn pone sempre un’attenzione particolare verso le vulnerabilità umane e, con il ritratto soprattutto, cerca di evidenziare le cose che, quando siamo soli, o nei momenti di inattività e di riflessione, vengono alla nostra mente: l’idea d’invecchiare, la malattia, il sesso, il decadimento del corpo e gli stati di transizione, la ricerca dell’identità.


Ricerca la bellezza fisica (e psicologica) in cose che vengono spesso trascurate, come il corpo nudo di una donna di mezz’età che trovandosi sola in una stanza d’albergo, spera di poter trascorrere qualche momento d’intimità con un partner

oppure la qualità della luce che illumina la pelle di una persona seduta sul proprio letto, prima di affrontare una nuova giornata.
Momenti semplici e privati, che spesso sfuggono ai nostri ragionamenti sulla vita.


In altre fotografie, cerca di esplorare la sensualità straordinaria del nostro mondo materiale. Un vero omaggio alla natura delle cose.

Queste immagini di bambini, invece, descrivono i momenti che ostacolano l’innocenza e la semplicità, che sono le aspettative convenzionalmente riconosciute dell’infanzia. Si tratta di immagini che pongono l’attenzione sul gioco dei bambini e sul significato simbolico che esso esprime.




La coscienza non del tutto sviluppata dei bambini è un terreno fertile per esplorare una vasta gamma di impulsi umani: dal desiderio di amare, agli imperativi più oscuri del controllo o della rabbia.

Queste ultime fotografie di madri giovani sono datate a partire dal 1990.
Il suo interesse è quello di esplorare come queste ragazze negozino, attraverso l’adolescenza, il loro modo di sviluppare un’identità nella regolazione della responsabilità materna.
Gravidanza e maternità, soprattutto in età giovanile, sono piene di contraddizioni: c’è un ottimismo bambinesco nell’affrontare le responsabilità degli adulti; c’è grande amore; c’è rabbia sfrenata e un silenzioso assenso.



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