Marco Vincenzi

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9 gennaio 2010

harry callahan

Filed under: fotografia,storia della fotografia — Marco Vincenzi @ 17:40

ho scoperto solo recentemente queste fotografie di Harry Callahan,

che mi sembra abbiano una forte assonanza con ‘io sono persona’:

una serie di mie fotografie realizzata nei primi anni ’90, di cui alcune

immagini sono visibili su questo sito alla voce ‘photography’.

queste fotografie sono state scattate a Chicago nel 1950 e mi sembra che tematizzino

l’idea della ‘persona’ attraverso l’immagine ravvicinata di signore ben curate

che - si intuisce - stanno camminando per strada.

l’inquadratura molto stretta sulla figura del volto, ma in orizzontale,

esalta la soggettività dell’individuo pur mantenendo sullo sfondo

l’idea del rapporto esistente tra questo e il contesto in cui si trova: la città.

l’analisi di questo rapporto è anche ciò che guidò la realizzazione di ‘io sono persona’,

anche se, nelle mie fotografie la presenza del contesto è visibile direttamente.

Harry Callagan nacque a Detroit, in Michigan, nel 1912 e morì ad Atlanta nel 1999.

iniziò a fotografare con una Rolleicord 120 nel 1938, da autodidatta, legando

in modo profondamente personale la fotografia alla propria vita.

ha fotografato sua moglie Eleonora per quindici anni ovunque,

a casa, per le strade della città, nel paesaggio, da sola o con la loro figlia Barbara,

in bianco e nero e a colori, nuda e vestita, in lontananza e ravvicinata,

oltre a fotografare le strade, le scene e gli edifici della città dove visse.

mostrando sempre un forte senso della forma

e grande capacità nell’uso delle luci e delle ombre

4 commenti »

  1. Le tue di ” io sono persona” per me sono diverse da queste, nelle tue si vede la città, infatti nell’inquadratura la figura femminile è ai margini, mentre in queste si vede il viso in primissimo piano.
    Poi in queste fotografie, la cosa che risalta maggiormente è la smorfia o la postura del viso delle donne fotografate , nelle tue invece scattate con open-flash, questi particolari si confndono con lo sfondo della città.

    Commento by Stefano — 10 gennaio 2010 @ 21:57

  2. Mah..sembra quasi una testimonianza di stile (inteso come rappresntazione esteriore di un mondo) femminile a distanza di tempo. I due lavori hanno certamente qualcosa in comune. La città nel caso di Callahan è percebile anche se non descritta. La si avverte dall’aspetto e dall’abbigliamento delle signore…sono donne di città. In entrambi i casi l’attenzione del fotografo è sul volto femminile, nel tuo la città è sempre sfumata, mossa, vorticosa, mentre i volti messi ben a fuoco.
    Ci trovo una continuazione di intenti.

    Commento by Manuela — 12 gennaio 2010 @ 11:06

  3. Chicago 1950. Gli stessi anni in cui Whyte lavora alle due edizioni di “Street Corner Society”, il primo vero lavoro di ricerca empirica sociologica. Whyte percorre le strade di Chicago andando ad incontrare, a guardare, a parlare con i “paesani”: gli immigrati italiani negli USA.
    Chissà se c’è un collegamento in queste due esperienze nello stesso posto, nello stesso periodo.

    Commento by Vittorio — 12 gennaio 2010 @ 17:03

  4. Altro commento sulla seconda parte.
    Dàai un’occhiata ai film di Alina Marrazzi (Un’ora sola ti vorrei e Vogliamo anche le Rose). Sopratutto nel primo c’è una storia simile a quella che racconti a proposito di Callagan e del suo modo compulsivo di riprendere la moglie. Lo stesso fa con una macchina da presa il padre di Alina. La madre viene ripresa costantemente, un pedinamento amoroso e inquietante che culminerà in un suicidio.
    Ricordami di procurarti i film in modo da darteli la prossima volta che ci vediamo.

    Commento by Vittorio — 12 gennaio 2010 @ 17:09

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