Marco Vincenzi

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30 settembre 2009

roger ballen

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 17:35

Fotografia e Infanzia 2 > Roger Ballen

www.rogerballen.com

27 settembre 2009

zoltan jokay

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 01:11

Fotografia e Infanzia 1 > Zoltan Jokay

http://zoltanjokay.de/zoltanblog/

23 settembre 2009

dell’identità, dell’individuo (2)

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 18:02

A proposito di identità e di individuo, vi propongo una vecchia serie di miei autoritratti costruiti con l’uso di materiale Polaroid a sviluppo istantaneo.

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17 settembre 2009

stefano mariani, viaggio in egitto

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 17:35

Oggi vi presento un fotografo che è anche un amico. Il suo nome è Stefano Mariani e credo che il suo lavoro meriterebbe maggiore attenzione da parte di chi si occupa di fotografia contemporanea.

12 settembre 2009

erwin olaf, portrait

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 22:08

info@erwinolaf.com / www.erwinolaf.com

9 settembre 2009

lottie davies, memories and nightmares

Filed under: fotografia — Tag: — Marco Vincenzi @ 12:01

Questo progetto realizzato da Lottie Davies si occupa di restituire, attraverso l’immagine fotografica, alcune delle esperienze individuali di ‘ricordi e incubi’, sia reali che immaginari, narrate all’artista per iscritto da suoi amici a cui nel 2008 aveva chiesto le memorie di storie e incubi della loro prima infanzia.

lottie@lottiedavies.com / www.lottiedavies.com

4 settembre 2009

stephan zaubitzer, sieste verte

Filed under: fotografia — Tag: — Marco Vincenzi @ 22:26

Da quì in avanti, utilizzerò questo mio blog per presentarvi artisti e fotografi contemporanei di mio interesse. La mia prima proposta riguarda l’artista e fotografo Stephan Zaubitzer.

 

 Éloge de la sieste
Choisir son coin d’abord, renoncer à l’idée qu’ailleurs l’herbe est plus verte. S’allonger sur le gazon, bien décidé à ne plus lutter. Jouer un peu avec les aspérités, là caser la tête, ici mettre sa jambe, tester le moelleux et s’atteler à oublier le reste. Quand la torpeur enveloppe le corps, ne pas se raidir si jambes ou bras tressautent, accepter le prélude d’un imminent plongeon. Un abandon à soi, aux images qui remontent comme des bulles d’air du fond du lac, en douceur mais sûres d éclore. Les cueillir, jouer avec. Ne réserver à l’extérieur qu’une place de lointaine clameur, toute intrusion pouvant qu’être effraction, un rêve en pointillé se chargera de l’adoucir. Ça y est ! Les ponts sont coupés, un pied de nez à l’impératif culpabilisateur d’être debout. Ne pas oublier le lendemain de recommencer, affirmer qu’à partir de tout de suite, on ne pique plus un roupillon, mais on se l’offre. Dormir enfin sans complexe, en plein jour, en clair, faire sa petite révolution.
(Rémi Douat in Regards, été 2003)

stephanzaubitzer@gmail.com / www.stephanzaubitzer.com

30 agosto 2009

che vita è una vita senza pianto?

Filed under: pensieri — Marco Vincenzi @ 14:37

No, non il pianto che nasce da una semplice emozione, ma il pianto della sofferenza, quello profondo, prolungato, stancante.

In questo nostro tempo, anche le emozioni devono poter esser sempre nuove, mai provate prima, esotiche e perturbanti, direi estetiche ma di un’estetica riconosciuta. Quantomeno, devono poter essere osservate come tali, altrimenti non possono trovare senso e, soprattutto, valore in questa che ci viene detto essere la nostra vita, sempre più orientata ad una pornografica relazione con esse. Sempre di più e continuamente, perché il rapporto che intendiamo avere con le emozioni è un rapporto oggettuale; oggi possiamo acquistare ogni cosa, anzi, ogni cosa è se la possiamo acquistare. Questo ci da il senso (o l’impressione) della crescita, di una nostra crescita quindi dell’esistenza.

Del resto, non stiamo vivendo nella società della conoscenza? Ci è stato insegnato che il vero accrescimento passa attraverso la sua acquisizione, perché solo se possiamo raggiungerla tutta saremo delle persone complete. Persone consone alla nostra società, in ordine con il modello che crea conformità. Per non avere problemi, per poterci rappresentare la vita in un modo che possa essere osservabile, riconoscibile e condivisibile da tutti.

No, non la faccio lunga. Vorrei solo poter tornare a piangere. A piangere per qualche cosa che ha a che fare solo con me, con la mia persona unica e specifica, quella lontana dalla conoscenza riconosciuta da tutti. Piangere per una sofferenza semplice, ma profonda, prolungata, stancante che possa riconciliarmi con il tempo che passa, con la vita.

29 agosto 2009

dell’identità, dell’individuo

Filed under: mail art — Marco Vincenzi @ 15:37

dell'identità, dell'individuo 4

 

 

 

 

 

 

 

 

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dell'identità, dell'individuo 5

 

 

 

 

 

 

 

 

Un centinaio d’artisti di diversi paesi hanno interpretano e connotano la mia individualità, senza conoscermi personalmente, solo a partire da un’immagine fotografica che mi raffigurava, ricevuta per posta. Una fotografia del formato di 13×18 centimetri che mi hanno rispedito come fosse una cartolina dopo aver realizzato il loro intervento grafico-pittorico.
Pubblico queste immagini, frutto di un lavoro realizzato tra il 1992 e il 1993, perché in questo periodo viene realizzata una prima grande mostra dedicata all’artista Ray Johnson (1927–1995) che utilizzò lo stesso principio di intervento, l’arte postale.
Johnson ha sempre utilizzato mezzi radicali per costruire e distribuire l’arte e inavvertitamente inventò la ‘ mail art’ (la libera circolazione postale dell’arte ). Egli ha fatto arte con la vita sociale coinvolgendo nel suo lavoro tante celebrità, il mondo dell’arte e i suoi amici. La sua influenza sull’arte del ventesimo secolo supera il riconoscimento che ha ricevuto.
La mostra dedicatagli raccoglie oggetti che considerava dei doni e quindi, contrariamente al mercato, erano gratuiti. ‘ Ray Johnson. Please Add to & Return’ Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona – MACBA, dal 5 novembre 2009 al 10 gennaio 2010.

razza umana

Filed under: fotografia — Marco Vincenzi @ 14:21

marco vincenzi

Mi presento con una fotografia che mi è stata scattata a Faenza
nel mese di aprile, per il progetto ‘razza umana’ di Oliviero Toscani.
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