Marco Vincenzi

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30 agosto 2009

che vita è una vita senza pianto?

Archiviato in: pensieri — Marco Vincenzi @ 14:37

No, non il pianto che nasce da una semplice emozione, ma il pianto della sofferenza, quello profondo, prolungato, stancante.

In questo nostro tempo, anche le emozioni devono poter esser sempre nuove, mai provate prima, esotiche e perturbanti, direi estetiche ma di un’estetica riconosciuta. Quantomeno, devono poter essere osservate come tali, altrimenti non possono trovare senso e, soprattutto, valore in questa che ci viene detto essere la nostra vita, sempre più orientata ad una pornografica relazione con esse. Sempre di più e continuamente, perché il rapporto che intendiamo avere con le emozioni è un rapporto oggettuale; oggi possiamo acquistare ogni cosa, anzi, ogni cosa è se la possiamo acquistare. Questo ci da il senso (o l’impressione) della crescita, di una nostra crescita quindi dell’esistenza.

Del resto, non stiamo vivendo nella società della conoscenza? Ci è stato insegnato che il vero accrescimento passa attraverso la sua acquisizione, perché solo se possiamo raggiungerla tutta saremo delle persone complete. Persone consone alla nostra società, in ordine con il modello che crea conformità. Per non avere problemi, per poterci rappresentare la vita in un modo che possa essere osservabile, riconoscibile e condivisibile da tutti.

No, non la faccio lunga. Vorrei solo poter tornare a piangere. A piangere per qualche cosa che ha a che fare solo con me, con la mia persona unica e specifica, quella lontana dalla conoscenza riconosciuta da tutti. Piangere per una sofferenza semplice, ma profonda, prolungata, stancante che possa riconciliarmi con il tempo che passa, con la vita.

29 agosto 2009

dell’identità, dell’individuo

Archiviato in: mail art — Marco Vincenzi @ 15:37

dell'identità, dell'individuo 4

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un centinaio d’artisti di diversi paesi hanno interpretano e connotano la mia individualità, senza conoscermi personalmente, solo a partire da un’immagine fotografica che mi raffigurava, ricevuta per posta. Una fotografia del formato di 13×18 centimetri che mi hanno rispedito come fosse una cartolina dopo aver realizzato il loro intervento grafico-pittorico.
Pubblico queste immagini, frutto di un lavoro realizzato tra il 1992 e il 1993, perché in questo periodo viene realizzata una prima grande mostra dedicata all’artista Ray Johnson (1927–1995) che utilizzò lo stesso principio di intervento, l’arte postale.
Johnson ha sempre utilizzato mezzi radicali per costruire e distribuire l’arte e inavvertitamente inventò la ‘ mail art’ (la libera circolazione postale dell’arte ). Egli ha fatto arte con la vita sociale coinvolgendo nel suo lavoro tante celebrità, il mondo dell’arte e i suoi amici. La sua influenza sull’arte del ventesimo secolo supera il riconoscimento che ha ricevuto.
La mostra dedicatagli raccoglie oggetti che considerava dei doni e quindi, contrariamente al mercato, erano gratuiti. ‘ Ray Johnson. Please Add to & Return’ Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona – MACBA, dal 5 novembre 2009 al 10 gennaio 2010.

razza umana

Archiviato in: fotografia — Marco Vincenzi @ 14:21

marco vincenzi

Mi presento con una fotografia che mi è stata scattata a Faenza
nel mese di aprile, per il progetto ‘razza umana’ di Oliviero Toscani.

28 agosto 2009

tra poco sarò insieme a voi

Archiviato in: fotografia — Marco Vincenzi @ 19:28

aereo

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